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Abbiamo promosso, insieme a molte altre e altri e realtà associative, la Campagna Madri fuori! dallo stigma e dal carcere, con i loro bambini e bambine, che nella settimana della  Festa della mamma, il 14 maggio, provocatoriamente organizza iniziative e eventi in tutta Italia. 

Le donne detenute non hanno nulla da festeggiare, ma di nuovo devono difendere i loro diritti, e noi con loro.

Il senatore FdI Cirielli, quello della proposta di stravolgimento dell’articolo 27 della Costituzione, ha avanzato l’idea che a tutte le donne condannate con sentenza definitiva venga tolta la cosiddetta “patria potestà", come dice lui, cioè la responsabilità genitoriale. Ciò nel corso di un dibattito parlamentare che era invece finalizzato al definitivo superamento dell’ingiustizia dei “bambini dietro le sbarre” e che la destra ha bloccato.

Sulla scia della presa di posizione del senatore, si è avviata una campagna contro le donne, che ben delinea la strada che il governo intende seguire, sulle pene, sulla tortura, sul carcere.

Le donne, i loro diritti, tornano al centro di una politica aggressiva, violenta e lesiva dei diritti fondamentali, la destra ancora una volta mette le mani sulla libertà e la dignità delle donne e ripropone il suo peggior immaginario patriarcale del femminile e del materno.

Noi, insieme a numerose altre donne, abbiamo avuto una reazione spontanea e immediata di ribellione a questo attacco ai diritti delle donne detenute. Va fermato subito, ci siamo dette. Ne abbiamo la possibilità e le idee, perché negli ultimi anni, grazie all’impegno di associazioni e di molte donne impegnate sulla giustizia e il carcere, è cresciuta l’attenzione intorno alla detenzione femminile.

Questo è l'appello della campagna e qui è possibile aderire e conoscere le iniziative.

Tra le varie azioni a sostegno della campagna a Torino, sabato 13 maggio, in un evento pubblico ci confronteremo e decideremo come sostenere le donne e i loro diritti.

Mercoledì 05 Aprile 2023 05:59

Lascia la porta aperta - 19 marzo 2023

Salone delle Arti – HUB CECHI POINT

È stato un successo di pubblico, grazie alle 250 persone presenti, lo spettacolo teatro/canzone Lascia la porta aperta, dedicato alle donne morte nella notte del 3 giugno 1989 nel carcere Le Vallette a seguito di un incendio che ha travolto le sezioni femminili. In quella notte sono state 11 le donne morte.

In aperura dello spettacolo anche il ricordo e la denuncia di tutti gli altri casi di morte e dei diritti negati di chi è oggi reclusa/o.

Una iniziativa promossa dall’Associazione Sapere Plurale di Torino patrocinata dal Comune di Torino, in cui sono intervenuti la Garante dei diritti delle persone private della libertà personale Monica Gallo e l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Torino Jacopo Rosatelli che hanno dato rilievo all’iniziativa e puntato sui diritti delle donne detenute e dei loro figli e sull’importanza della prevenzione soprattutto nei quartieri disagiati, anche attraverso luoghi di aggregazione come la casa del quartiere “Cecchi point”

Il Gruppo vocale “Gli Abbaini” ha realizzato, sulle testimonianze delle donne che si sono salvate quella notte, una narrazione irriverente e partecipata che ha sottolineato quanto sia fondamentale oggi non dimenticare. I testi dello spettacolo sono tratti dalla pubblicazione di Sapere plurale http://www.sapereplurale.net/images/PDF_DOC/perweb_booklet.pdf.

La regia e voce narrante di Olivia Buttaferro e la direzione artistica di Floriana D’Andrea hanno costruito uno spettacolo avvincente e profondamente coinvolgente che narra e denuncia quella tragica notte per invitare a riflettere criticamente sul carcere e sulla cultura della pena,

Una serata emozionante, il pubblico è rimasto in sala a lungo alla fine della rappresentazione e questo ci dice quanto sia importante una riflessione su cosa stia succedendo oggi nelle nostre carceri mantenendo la memoria di quanto è accaduto nel passato.

 

Associazione Sapere Plurale

“per non dimenticare”



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Il 3 giugno 1989, nel braccio femminile del carcere delle Vallette, a Torino, morirono nove donne e ragazze detenute e due donne agenti a causa di un incendio. Il fuoco uccise Ivana Buzzegoli, Rosa Capogreco, Paola Cravero, Lauretta Dentico, Lidia De Simone, Morsula Dragutinovic, Editta Hrovat, Beatrice Palla, Radica Traikovic (Vesna), detenute, e Maria Grazia Casazza e Rosetta Sisca, agenti.

In termini di vite umane, allora la più grande tragedia consumata dietro le sbarre dopo la riforma penitenziaria del 1975.

Una tragedia che poteva essere evitata. Una tragedia rimasta senza giustizia. Una tragedia di cui sembra essersi persa la memoria.

31 anni dopo, l’8 marzo del 2020, 13 detenuti del carcere di Modena sono morti dopo una rivolta contro la mancanza di informazione e le dure condizioni di detenzione seguite alla pandemia: non sono stati soccorsi, sono stati lasciati morire lentamente, dopo molte ore, anche dopo lunghi trasferimenti verso altre carceri. I loro nomi: Marco Boattini, Salvatore Cuono Piscitelli, Slim Agrebi, Artur Iuzu, Hafedh Chouchane, Lofti Ben Masmia, Ali Bakili, Erial Ahmadi, Ante Culic, Carlo Samir Perez Alvarez, Haitem Kedri, Ghazi Hadidi, Abdellah Ouarrad.

Una tragedia che poteva essere evitata. Una tragedia rimasta senza giustizia. Una tragedia frettolosamente archiviata.

Lo spettacolo Lascia la porta aperta narra e denuncia la storia dell’incendio del 1989 e la morte di 11 donne. Basato sulle testimonianze che nel 1989, nei giorni immediatamente seguenti l’incendio, sono state raccolte tra le donne sopravvissute, la rappresentazione pone al centro i diritti di chi è detenuta/o e, attraverso le testimonianze, i testi scritti dalle artiste e le canzoni invita a riflettere criticamente sul carcere e sulla cultura della pena.

Nel 2019, trentesimo anniversario dell’incendio, la nostra Associazione SaperePlurale, attiva per i diritti delle persone recluse e che ha tra le sue socie alcune delle protagoniste di quel momento tragico, aveva voluto ancora una volta ricordare quelle ragazze, quelle donne, e rinnovare un patto di solidarietà per i diritti delle donne e degli uomini che oggi sono reclusi.

Oggi, 2023, Lascia la porta aperta torna in scena per denunciare la situazione drammatica nelle nostre carceri e le continue violazioni dei diritti, umani e civili, di chi è reclusa/o.

La prima e più inaccettabile violazione è quella del diritto alla vita rappresentata dalla “morte in detenzione”.

Lascia la porta aperta racconta e denuncia queste violazioni e ci chiama ad occuparcene, a non distogliere lo sguardo.

Lascia la porta aperta è uno spettacolo di teatro canzone – a cura dell’associazione Aurea con il gruppo vocale gli Abbaini, promosso da Sapereplurale – che si dipana attraverso brani musicali che fanno da contrappunto al racconto di quella tragica notte, alle testimonianze delle sopravvissute, all’esito della sentenza e ai problemi della quotidianità della vita da recluse.

locandina spettacolo marzo 2023 articolo

 

Leggi i racconti della notte dell'incendio

Leggi la sentenza

Presentazione del libro
Nel frattempo. Storie di un altro mondo in questo mondo
di Barbara Mapelli
edizioni Unicopli, 2020

 

9 dicembre ore 17.00 presso Biblioteca Civica Centrale
Via della Cittadella, 5 Torino

 

Insieme all’autrice, Barbara Mapelli, dialogano:

Susanna Ronconi e Patrizia Ottone (SaperePlurale)
Arianna Antonell e Gigi Malaroda (Maurice GLBTQ)

 

Scarica la locandina

Lunedì 29 Novembre 2021 09:00

Aborto sicuro, libero, gratuito

Comunicato stampa

27 associazioni aderenti alla rete Più di 194 voci Torino e Laiga, Libera associazione italiana ginecologi per l'applicazione della legge 194 Odv, diffidano la Regione Piemonte per la mancata applicazione delle linee guida ministeriali per l'interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico.


La Rete Più di 194 voci Torino, nata per sostenere l’autodeterminazione, la libertà, la laicità, i diritti civili e sociali e la salute sessuale e riproduttiva di tuttə è composta da tantissime associazioni di Torino e della sua area metropolitana.
Per fare questo contrasta, con assemblee e mobilitazioni pubbliche, proposte di legge, atti regionali e nazionali che violano i principi della Legge 194 e i diritti civili, presentando anche proposte di merito.
Oggi, venerdì 26 novembre 2021, 27 associazioni aderenti alla Rete e Laiga hanno presentato una diffida alla Regione Piemonte perché non applica non solo la Legge 194/1978 ma neppure l’Aggiornamento delle Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine emanate dal Ministero della Salute, sulla base delle indicazioni del Consiglio Superiore di Sanità e dell'Agenzia Italiana del Farmaco il 12 agosto 2020 che prevedono il ricorso all'interruzione volontaria di
gravidanza con metodo farmacologico fino a 63 giorni pari a 9 settimane compiute di età gestazionale in day hospital o presso strutture ambulatoriali/consultori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati all'ospedale ed autorizzati dalla Regione, come in uso nella gran parte degli altri Paesi europei, riconoscendo l’autodeterminazione delle donne e
favorendo un importante risparmio per il Sistema sanitario pubblico.
La Regione Piemonte, non solo non si è ancora adeguata alle nuove Linee di indirizzo delle autorità sanitarie nazionali, ma ne ostacola, di fatto, l’applicazione e, in caso di interruzione di gravidanza con metodo farmacologico, continua a richiedere il ricovero sino a tre giorni.
Chiediamo che senza ulteriore ritardo:

  • sia consentito a tutte le donne, dopo un’adeguata informazione, di scegliere il metodo (farmacologico o chirurgico) con il quale effettuare l'interruzione della gravidanza e il luogo ove effettuarla (ospedale o consultorio);
  • vengano individuati i consultori, che, in stretto collegamento con le strutture ospedaliere di riferimento, possano garantire ed eseguire l'interruzione volontaria di gravidanza in forma farmacologica entro i primi 63 giorni di gravidanza;
  • le operatrici e gli operatori dei consultori vengano adeguatamente formate/i, per poter eseguire in modo appropriato la procedura;
  • sia garantito il servizio di mediazione culturale per un'informazione corretta sul percorso di interruzione volontaria di gravidanza, nonché sui metodi contraccettivi, al fine di prevenire gravidanze indesiderate.

Torino, 26 novembre 2021

Ufficio Stampa
(seguono nominativi associazioni)
A.GE.D.O. TORINO ODV
ALMATERRA APS
ARCIGAY TORINO “Ottavio Mai” APS
ARCI ZETA APS
ARCHIVIO DELLE DONNE IN PIEMONTE
ARTEMIXIA APS
ARTICOLO ZERO – COORDINAMENTO PER LA LAICITA' APS
ASSOCIAZIONE DONNE MONCALIERI
CAMERA DEL LAVORO PROVINCIALE DI TORINO
CASA DELLE DONNE DI TORINO
CENTRI ANTIVIOLENZA E.M.M.A. ONLUS
CENTRO STUDI E DOCUMENTAZIONE PENSIERO FEMMINILE
CERCHIO DEGLI UOMINI
CITTADINANZATTIVA REGIONE PIEMONTE APS
COORDINAMENTO TORINO PRIDE GLBT
DONNE PER LA DIFESA DELLA SOCIETA' CIVILE
FEDERAZIONE “LAADAN” - Centro Culturale e Sociale delle Donne
GECO GENITORI E FIGLI CONTRO L'OMOTRANSFOBIA ODV
GIURISTI DEMOCRATICI TORINO
LA RETE DELLE DONNE
MAURICE GLBTQ APS
METTIAMOCI LE TETTE ONLUS
QUORE APS
RETEDONNA APS
SAPEREPLURALE
SENONORAQUANDO? TORINO
SOCIETA' DI MUTUO SOCCORSO D'AMBO I SESSI EDMONDO DE AMICIS
LAIGA – LIBERA ASSOCIAZIONE ITALIANA GINECOLOGI PER L'APPLICAZIONE DELLA LEGGE 194 ODV

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