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SaperePlurale di nuovo partner del Progetto LiberAzioni - Festival delle arti  dentro e fuori, seconda edizione.
Il progetto -  sostenuto dal Comune di Torino, Bando AxTO - come nel 2016-2017 promuove attività artistiche che mirano a dare voce alle persone detenute e a favorire la conoscenza e il dialogo tra carcere e territorio.
LiberAzioni promuove  iniziative, interne ed esterne,  nei campi della letteratura e del video, con due bandi di concorso a  livello nazionale, e  del disegno, della scrittura  creativa  e dell'attività autobiografica a livello locale. Organizza il Festival nazionale LiberAzioni,  che si terrà a Torino  dal 18 al 20 ottobre 2019, che ospiterà attori, scrittori e videomaker di fama nazionale e premierà i vincitori dei due concorsi: quello di scrittura per racconti brevi, destinato alle persone detenute, e quello di cinema aperto a tutt@. 
I soggetti promotori sono: Associazione Museo Nazionale del Cinema (coordinatore), Antigone Piemonte, Cooperativa Etabeta, SaperePlurale, SocietàINformazione, Associazione Lacumbia Film e Associazione Quinto Polo. 
 
SaperePlurale, insieme alla Cooperativa Etabeta, organizza 
  • il Bando di concorso per racconti brevi  IO SONO TANTE/I. Tutte/i quelle/i che sono stata/o, sono e sarò. Leggi il testo del bando che contiene tutte le informazioni relative
  • il laboratorio di scrittura autobiografica  IO SONO TANTE. Scrittura, ricordi, giochi, progetti, dialogo alla scoperta di noi stesse, con le donne delle sezioni femminili del carcere Lorusso e Cutugno di Torino,  dal 27 febbraio al 17 aprile
  • laboratorio di scrittura autobiografica IO SONO TANTE/I. Tutte/i quelle/i che sono stata/o, sono e sarò aperto a tutt@, che si terrà presso la Biblioteca civica Cognasso del quartiere Le  Vallette, a Torino, dall'8  maggio al 5 giugno. La  partecipazione è gratuita, serve l'iscrizione. Al termine del laboratorio chi lo desidera potrà incontrare le donne detenute che hanno  seguito il laboratorio interno. 
  • Se vivi a Torino, iscriviti subito! 
Giovedì 31 Gennaio 2019 13:00

30 anni fa alle Vallette

L’incendio del 3 giugno 1989, carcere delle Vallette, Torino

Per non dimenticare. Per rinnovare l’impegno per i diritti di chi è detenuta/o

Trent’anni anni fa, il 3 giugno 1989, un incendio uccise undici donne nell’allora nuovo carcere delle Vallette.

Erano Ivana Buzzegoli, Rosa Capogreco, Paola Cravero, Lauretta Dentico, Lidia De Simone, Morsula Dragutinovic, Editta Hrovat, Beatrice Palla, Radica Traikovic (Vesna), detenute, e Maria Grazia Casazza e Rosetta Sisca, agenti.

Sono morte per incuria e inefficienza, perché 300 materassi infiammabili erano stati accatastati sotto le finestre del braccio femminile, perché i soccorsi hanno tardato, perché non esisteva un piano antincendio, e il tentativo di aprire decine di celle era affidato a due sole agenti, che così hanno trovato la morte

Alcune socie dell’associazione SaperePlurale erano compagne di detenzione di queste donne, hanno lottato, allora, per mesi e anni per dare voce alle donne detenute, e per un processo giusto, fondando l’Associazione “3 Giugno”, sostenute dall’avvocata Bianca Guidetti Serra, e da molte e molti altri. Hanno lottato anche perché i racconti di chi era sopravvissuta non si disperdessero, se ne mantenesse memoria, e i volti e i nomi delle donne morte fossero ricordati: per rispetto a tutte loro e per ribadire i diritti di chi è reclusa/o, prima di tutto il diritto all’incolumità personale.

Quest’anno è il trentesimo anniversario di quel 3 giugno dell’89, e vogliamo ancora una volta ricordare e onorare quelle ragazze, quelle donne. Non devono essere inghiottite dall’oblio, né divorate da questo tempo presente, così incline alla cultura della vendetta, della forca, della violazione dei diritti di chi è rinchiuso.

Noi le ricordiamo tutte, queste ragazze, queste donne. E ricordandole rinnoviamo un patto di solidarietà con le donne e gli uomini che oggi sono reclusi.

L’Associazione SaperePlurale, con il sostegno di molti e molte, intende promuovere memoria e riflessione: con un evento pubblico per il 3 giugno 2019, con la ristampa dei racconti di quella notte, con pagine web dedicate per informare: perché la città ricordi, perché nessuno dimentichi.

L’evento pubblico in memoria avrà forma di uno spettacolo di teatro-canzone, che grazie alla collaborazione dell’Associazione Aurea e delle sue artiste, farà rivivere le voci di quella notte, e potrà portarle in altri luoghi, in nuovi appuntamenti.

Per ricordare insieme, testimoniare, continuare nell’impegno.

Leggi i racconti della notte dell'incendio.

Leggi la cronologia dell'incendio.

Leggi la sentenza.

Giovedì 31 Gennaio 2019 12:59

I tempi dell'incendio

22.30-22.45

Alcuni detenuti dei blocchi maschili, che guardano sul blocco femminile, avvisano gli agenti che c'è un incendio al blocco femminile. Non si dà peso alle loro affermazioni

23.00 Le detenute danno l'allarme quando già le fiamme invadono alcune celle della sezione «A» e della sezione Penale. Le vigilatrici non hanno disposizioni, reagiscono individualmente, strette tra regolamento e buon senso. Si perde tempo, per andare a prendere le chiavi, per chiamare aiuto, per chiedere disposizioni
23.00-23.30

Nella sezione «A» qualche cella viene aperta dalla vigilatrice, aiutata da alcune detenute; al Penale, una sola cella viene aperta dalla vigilatrice di turno, con più ritardo. Le altre donne della «A» e del Penale, nonché tutte le donne del Nido e della sezione «B» rimangono chiuse almeno fino alle 24.00.
Intanto, alcune detenute scorgono del fumo, più chiaro, sui tetti del nido ed in fondo alla sezione «B».
Nel cortile sottostante, dove sono accatastati i materassi, alcuni agenti tentano di mettere in funzione gli idranti: i bocchettoni delle pompe hanno filettature incompatibili con quelle delle prese d'acqua. Non una goccia esce dagli idranti.
Non saltano fuori, ancora, le maschere antigas, e gli agenti danno consigli dall'esterno e dicono che non possono entrare. Gli agenti dall'altro lato del braccio, quello verso le caserme, paiono non rendersi conto dell'accaduto.
Sono intanto scattati i meccanismi antisommossa, rinforzata la guardia, è arrivato un elicottero

23.19

Solo ora vengono avvisati i Vigili del fuoco (notizia presa dai giornali)

23.25 circa

Arrivo dei pompieri: avvisati solo pochi minuti prima, arrivano 40 minuti (o 55 minuti, dal primissimo avviso) dal primo allarme, e a 25 dal secondo allarme, quello del femminile.
Alcuni detenuti del maschile (centro clinico) affermano ‑ e chiedono di essere sentiti dal magistrato ‑ che i mezzi dei Vigili del fuoco sono stati trattenuti ai cancelli

23.30-24.00 Entrano in funzione le pompe dei Vigili del fuoco che spazzano la struttura dall'esterno. All'interno, tutto si è già compiuto
24.00-00.30

(Qualcuna dice anche le ore 1.00), vengono aperte le celle delle sezioni, poste in salvo le donne ferite, trasportati i corpi di quelle decedute.
La sezione «A» viene aperta dai Vigili del fuoco, come la sezione «B», poco più tardi; il Penale viene aperto inizialmente da un solo agente munito di maschera antigas

I nostri obiettivi

L'Associazione «3 Giugno», costituita a Torino per iniziativa delle detenute del braccio femminile della Casa Circondariale Le Vallette, dopo il tragico incendio che costò la vita ad otto di loro e a due vigilatrici, ha tra le sue finalità quella di «attivarsi affinché vengano riconosciuti e concretamente rispettati in ogni situazione i diritti umani e civili di chi è detenuto/a, in primo luogo l'incolumità, l'integrità e la dignità della persona». La consapevolezza che i limiti ai diritti della persona sono imputabili alle logiche dell'istituzione totale, la quale ha sedimentato una propria «gerarchia di valori» autonoma e separata, porta ad identificare nella extraterritorialità del carcere il nodo da sciogliere perché la rivendicazione di diritti inalienabili non si esaurisca in una battaglia formale e dunque perdente. La stessa Amministrazione Penitenziaria, negli ultimi anni, ha dimostrato la sua disponibilità ad aprire il carcere alla città, ma troppo raramente, ancora, la società esterna si assume una quota di responsabilità reale, ridimensionando la tradizionale delega riconosciuta all'Amministrazione Penitenziaria. L'Associazione mira a proporre un terreno di intervento responsabile e concreto non solo e non tanto alle istituzioni del governo locale, che già ne sono, con vario esito, investite, quanto a tutte quelle figure sociali che hanno saperi e professionalità da investire per la sicurezza, la salute, la formazione, i diritti civili ed il reinserimento di chi è detenuto/a. Investire questa ricchezza di conoscenza e questa pluralità di «punti di osservazione» sul carcere, può significare ristabilire anche al suo interno una scala di valori non più separata ma appartenente alla società intera e capace di tradurre i diritti fondamentali della persona nella quotidianità del carcere:

  • sul diritto all'incolumità e alla sicurezza per chi è detenuto/a:
    • riaprire un'analisi critica delle scelte urbanistiche e delle architetture dei complessi carcerari; una verifica dell'idoneità delle strutture allo spirito delle riforme e una verifica dell'idoneità dei materiali usati rispetto al criterio di sicurezza per le persone;
  • sul diritto alla salute e all'efficienza del servizio sanitario:
    • una ripresa del dibattito e dell'iniziativa attorno al rapporto, assai critico, con il servizio sanitario sul territorio, attorno alla prevenzione, nonché attorno al trattamento della tossicodipendenza e dell'AIDS in carcere;
  • sul diritto allo studio e alla formazione:
    • per un'ulteriore spinta verso l'apertura del carcere a circuiti culturali e formativi non ghettizzanti, adeguati alle richieste di reinserimento lavorativo dei detenuti;
  • sul diritto al lavoro e all'associazionismo sindacale:
    • per lo sviluppo di ipotesi di reinserimento e di forme di incentivazioni; per una concezione del lavoro non disciplinare-trattamentale ma che miri all'autonomia e alla valorizzazione di ognuno/a; per un'organizzazione del tempo nelle pene alternative che rispetti le esigenze della persona;
  • sul diritto all'integrità, all'interezza, alla dignità della persona:
    • in ordine al rispetto dell'inviolabilità del corpo di chi è detenuto/a, al diritto all'affettività e alla sessualità, alla maternità, alla paternità, ai rapporti affettivi non normati, alla comunicazione con l'ambiente sociale esterno;
  • sul diritto di cittadinanza in generale:
    • per i diritti delle minoranze e degli stranieri;
  • sul diritto alla trasparenza dell'istituzione:
    • sulle norme delle prassi burocratiche e decisionali che determinano la vita di chi è detenuto/a; sul diritto all'informazione sui propri diritti e sulla propria situazione.

Su tutto questo chiediamo la disponibilità di quanti hanno saperi e professionalità non solo per riempire un «di meno», un’arretratezza, ma per produrre analisi e progetti, parziali e concreti, capaci di mutare una cultura ed un’istituzione.

Associazione «3 Giugno» Torino

giugno 1989, Le Nuove

Associazione «3 Giugno», c/o Gruppo Abele, via Giolitti 21, 10123 Torino, tel. (011) 8395442

 

Uno degli obiettivi dell’«Associazione 3 Giugno» è stato quello di portare avanti e sostenere l’iter giudiziario alla ricerca di una verità processuale sulle cause e le responsabilità della morte di 11 donne. Un percorso che si è avvalso del contributo prezioso di Bianca Guidetti Serra e di altri legali, di esperti di sicurezza, di tanti cittadini e cittadine sensibili ai temi del carcere e dei diritti di chi è detenuto.

Dopo 3 anni, l’esito è stato deludente: nessuna responsabilità è stata accertata. Ma la lettura del dispositivo è inquietante: una lunga lista di inadempienze, mancanze, misure e impianti inefficaci, che a nostra parere, e ancora 30 anni dopo, clamorosamente stridono con le conclusioni dei giudici.

Leggi la sentenza di primo grado.

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