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Lunedì, Aprile 23, 2018

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Associazione di promozione sociale

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Il 18 maggio, alle 21.15, in occasione della proiezione del film Cesare deve morire, di P. e V. Taviani alla Casa di Quartiere Vallette, in Piazza Montale 18 a Torino, Gabriele Boccacini e Stefano Bosco raccontano la loro esperienza teatrale con le donne detenute

“Le Vallette” è il nome del quartiere periferico dove siamo riusciti a creare una struttura teatrale fra le più valide di Torino: le Officine CAOS.

“Carcere delle Vallette” è anche il nome abitualmente utilizzato per il penitenziario, ufficialmente denominato Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno”, che ha la sua sede proprio vicino al teatro.
Ricordo che negli anni 70, quando abbiamo iniziato ad intervenire con un progetto di animazione teatrale nel territorio de Le Vallette, gli abitanti non volevano che venissero costruite le nuove carceri nel proprio quartiere. Alcune azioni teatrali erano state realizzate con la popolazione per manifestare proprio questo dissenso.
Quando agli inizi del 2000 siamo tornati a lavorare in quel quartiere con il progetto “Officine CAOS”, se capitava di dire al telefono che eravamo a Le Vallette, l'interlocutore pensava che fossimo in carcere, tanto era identificato il nome del quartiere con la Casa Circondariale. Per la nostra compagnia risultava quindi naturale, svolgendo un'attività in relazione al territorio, andare a fare teatro, prima o poi, nelle carceri, così vicine alla nostra sede teatrale.

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Pubblicato in Segnalazioni
Martedì 10 Maggio 2016 10:17

Mostra "eVisioni"

Il 5 maggio è stata inaugurata al Cecchi Point, a Torino, la mostra "eVisioni", locandine di prison movies di tutte le epoche a cura del Museo della memoria carceraria di Saluzzo. La mostra - nell'ambito del progetto L'altro quartiere - per una cultura democratica della pena e del carcere - resterà esposta fino al 15 giugno, giorno della proiezione al Cecchi Point del film L'aria salata, dedicato al tema del rapporto tra padri e figli nel vissuto della detenzione

“Spazi violenti” nelle locandine dei prison movies
La rappresentazione degli spazi carcerari nei manifesti pubblicitari dei prison movies ricalcano schemi iconografici piuttosto ricorrenti. Quando la locandina riproduce lo spazio interno del carcere le immagini si ripetono in modo stereotipato, al di là delle epoche e degli stili cinematografici. La violenza dello spazio carcerario è visivamente riprodotta da tre immagini che assumono il valore di vere e proprie icone: le mura, le sbarre, le catene. Tre sostantivi che derivano da altrettanti verbi che esprimono la violenza connaturata al rinchiudere persone in luoghi separati: murare, sbarrare, incatenare.
Le mura a volte emergono sin dal titolo dell’opera cinematografica come nel caso della traduzione italiana del film comico del 1931 di Stan Laurel e Oliver Hardy Le muraglie. In altri casi il muro è il protagonista principale della locandina: nel cult movies Fuga da Alcatraz il volto da duro di Clint Eastwood spunta da una breccia scavata con un coltellino in un muro su cui è raffigurata l’inquietante isola della baia di San Francisco.
Le sbarre dominano in moltissime locandine. Da quelle che incorniciano il volto seducente di Diana Dors in Furia infernale, a quelle abbracciate da un sorridente Danny Kaye ne Il favoloso Andersen. Da quelle che servono a incastonare i volti dei personaggi di Mery per sempre, a quelle da sfondo ad uno stralunato Woody Allen in Io e Annie e ai classici detenuti in divisa a righe de Il generale Della Rovere. Sino a quelle semplicemente evocate, ombre sfumate sul muro della cella, come nella foto di scena di Papillon dove Steve Mc Queen sembra tentare di scorgere tra di esse un residuo di libertà.
Le catene immagine che ci proviene da forme di reclusione ormai pressoché abbandonate come la relegazione in inaccessibili fortezze dei nostri patrioti risorgimentali. Qui le troviamo a volte rievocate in usi non propriamente carcerari come nella locandina de Lo straniero dove il volto di Marcello Mastroianni è attraversato da una catena che regge un letto a ribalta. In altri casi invece nel loro significato più intenso di strumento di costrizione, come nella locandina de L’uomo di Alcatraz dove Burt Lancaster le mostra quasi con fierezza per evidenziare il suo spirito di resistenza, immagine riproposta con il profilo di Sylvester Stallone in una citazione del tutto esplicita nella locandina di Sorvegliato speciale.

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Pubblicato in Mostre
Martedì 12 Maggio 2015 07:10

Sento dunque sono

Laboratorio di scrittura autobiografica

Il sapore della memoria

Un weekend di riflessione e scrittura accompagnata dai sensi
Da venerdì 19 giungo alle ore 17 a domenica 21 giugno alle ore 13
Clara’s Lodge
Via Monte Grappa 7
Perosa Argentina (TO)

Quando, nel momento di lasciare la chiesa, m’inginocchiavo dinanzi all’altare, sentivo all’improvviso, rialzandomi,
che saliva dai biancospini un odore amaro e dolce di mandorle, e osservavo allora sui fiori certe piccole
zone più bionde, sotto le quali mi figuravo dovesse essere celato quell’odore, come sotto le parti croccanti
il sapore di un frangipane o sotto le lentiggini delle gote della signorina Vinteuil.

(Marcel Proust, La strada di Swann)

Il laboratorio di scrittura autobiografica consentirà ai/alle partecipanti di riportare alla luce e risignificare gli eventi della propria storia personale, riflettendo sul proprio passato, presente e futuro.
I dispositivi utilizzati per evocare i ricordi saranno collegati ai cinque sensi.
I momenti di scrittura individuale si alterneranno alle attività di gruppo che permetteranno la condivisione delle narrazioni e l’approfondimento dei significati evocati nei testi.
Il laboratorio sarà condotto dalla Dott.ssa Lucia Portis. Antropologa, Esperta in metodologie autobiografiche, specializzata in percorsi formativi e ricerca narrativa presso la Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari fondata da Duccio Demetrio e Saverio Tutino di cui è collaboratrice e membro del consiglio didattico.

Pubblicato in Laboratori - Corsi
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